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Storia

La Fondazione Ezio Tarantelli
di Piero Barucci – Presidente Comitato Scientifico

La Fondazione Ezio Tarantelli riprende la sua attività. Gli obiettivi sono quelli che ci ha lasciato in eredità un economista che voleva mettere il suo sapere e il suo coraggio a favore del suo paese; un uomo nel quale rigore analitico, capacità creative e passione civile riuscivano a convivere e a fecondarsi vicendevolmente in un grado non comune.

Gli uomini, siano essi intellettuali od operatori nel mondo della produzione, che lasciano traccia di sé, ci consegnano un’eredità difficile da spendere. Ci ammoniscono a non cadere nella retorica delle emozioni e della pura memoria; ci invitano a ricercarne la fertile lezione in un contesto radicalmente diverso da quello in cui operarono.

Una lezione che, se colta nella sua essenza, è ancora in grado di esserci utile.

In primo luogo per la laicità del suo impegno intellettuale, per il rifiuto dei dogmatismi, per il gusto di superare gli steccati che gli uomini di studio, come gli altri, così spesso erigono per distinguersi, per darsi vigore, per costituirsi in scuole. E’ da prendere atto che è epoca, la nostra, che ci chiede di rimescolare idee, protagonisti, schemi ereditati da tempo o proposti di recente.

La capacità di Tarantelli di irrompere con un guizzo creativo in una discussione che ripeteva se stessa resta un caso di scuola sul quale riflettere.

In secondo luogo per il richiamo a cercare di rendere sempre efficienti le politiche, che vanno non solo ben pensate ma anche poste in condizione di poter camminare sulle gambe dell’ordinamento legislativo, dalle istituzioni, e dei comportamenti collettivi che possono renderle appropriate oppure vacue.

L’ammonimento è nel senso che il processo democratico impone una attenzione particolare ai valori e gli interessi che muovono i protagonisti onde renderli soggetti diversi, ma non contrapposti in un percorso comune.

In terzo luogo perché si tenga in memoria che nei momenti in cui il gioco degli eventi sembra confinarci al ruolo dello spettatore inerme, il riavvio di un processo di crescita impone collocare lo scambio politico in un orizzonte temporale almeno di breve periodo, nel quale la credibilità di chi lo propone possa ottenere la fiducia di chi lo fa proprio. L’apertura di credito non può che essere seguita da atti capaci da renderla certezze; altrimenti il disincanto diviene delusione e può diventare sistematica avversione.

Chi ha pagato con la vita la tenace predicazione delle sue idee ci impone almeno di evitare il gioco vano degli specchi costruito attorno alla domanda del che cosa Tarantelli ci direbbe oggi.

Sta a noi dire quali responsabilità intendiamo assumerci con un carico di tensione morale certamente impari rispetto alla sua, ma ugualmente segnata da una profonda passione civile.

E’ in questo quadro di riferimento che la Fondazione Tarantelli si ripromette di svolgere un’attività di ricerca e di riflessione, al fine di divenire un’occasione di dibattito, fra analisi e proposte anche alternative, sui problemi dell’economia e della società italiana.

La cisl ricorda Ezio Tarantelli

27 marzo 2009

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