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Missione

In ricordo di Ezio Tarantelli
di Raffaele Bonanni
Presidente Fondazione Ezio Tarantelli

Qualche minuto prima di essere barbaramente ucciso aveva terminato di fare lezione nella Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma in un’aula gremita da quasi mille studenti ed aveva intenzione di recarsi in auto nella sede del comitato per il “No” per l’allora referendum sulla scala mobile. Ezio Tarantelli era un economista che non si era rinchiuso nella torre d’avorio ad insegnare ed a contribuire ad elaborare una teoria economica fatta di modelli astratti ma aveva accettato di sporcarsi le mani con la cruda realtà della disoccupazione e dell’inflazione a due cifre dei sistemi economici in carne ed ossa. La sua ricerca partiva dai malanni che manifestavano le economie dei Paesi più industrializzati ed in particolare quella italiana, e l’obiettivo era quello di trovare soluzioni che accontentassero tutti gli attori sociali senza sfociare nel populismo. La sua attività di ricerca, infatti, lo aveva portato tra l’altro ad analizzare le performance economiche dei quindici Paesi più industrializzati e dal suo lavoro era risultato evidente che dove esisteva una contrattazione centralizzata tra le parti sociali l’indice del malessere sociale, ovvero la somma del tasso di disoccupazione e di inflazione, era più basso.

Di Tarantelli, il Premio Nobel Franco Modigliani, suo maestro, disse: “Come economista è riuscito in una cosa non comune: piegare nel 1984 di qualche punto il tasso di inflazione.” In realtà l’importanza di Ezio Tarantelli nella storia italiana contemporanea va al di là della convulsa fase della metà degli anni Ottanta.

C’è di più; l’influsso di Tarantelli sulle vicende dell’economia italiana è stato ancora più forte dopo l’uccisione da parte delle BR, avvenuta il 27 marzo del 1985. Come ha detto il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, con cui aveva lavorato al Servizio Studi della Banca d’Italia: “Tarantelli immaginò quel modello cooperativo per la determinazione dell’inflazione attraverso un “patto sociale” la cui applicazione, anni dopo, ha portato alla sconfitta dell’inflazione“.

Tarantelli, infatti, fu, otto anni dopo la sua morte, l’ispiratore principale dell’accordo del Luglio ‘93 quello che ha ridisegnato il sistema della contrattazione tra imprese e sindacati, che ha consentito all’Italia di rimanere agganciata all’Europa e di entrare nell’Euro al primo turno. A lui si deve l’intuizione della concertazione e del metodo del confronto triangolare tra Governo, imprese e sindacato; lavorò per accrescere la consapevolezza che le strategie cooperative, se basate su logiche virtuose di scambio e di sincronizzazione degli obiettivi, sono di gran lunga preferibili al conflitto ed allo scontro. Va anche ricordato il convinto assertore di una politica attiva del lavoro, che garantendo l’occupazione, rafforza e non mortifica il ruolo dei lavoratori; di una flessibilità, con strumenti che oggi chiameremmo di conciliazione, come lavoro part time, sabbatico, allungamento delle ferie, che avrebbero dovuto e potuto trovare un contemperamento con le esigenze delle imprese; di un ruolo del sindacato, che appropriandosi degli strumenti scientifici di discussione e conoscenza, sviluppava in maniera più efficace la difesa degli interessi dei più deboli. Non meno importante ed anticipatore il Tarantelli che rifletteva, con la proposta dello “Scudo dei disoccupati”, su come costruire una politica economica europea favorevole all’occupazione.

Il pensiero di Tarantelli è tutto dentro quell’idea di riformismo di cui parlava un altro grande economista, suo maestro. Riformista, diceva Federico Caffè, è chi preferisce il poco al tutto, il realizzabile all’utopico, il gradualismo delle trasformazioni a una sempre rinviata trasformazione radicale del “sistema”. I giorni che viviamo, con un paese che sembra aver smarrito la strada dello sviluppo; che vive nello spasmo del giorno per giorno; che torna a preferire l’illusione di decidere da soli, piuttosto che la fatica di ricercare soluzioni comuni; questi giorni hanno bisogno di ripensare seriamente all’utilità degli obiettivi comuni e a come si costruiscono le intese tra soggetti che hanno interessi diversi.

Tarantelli pagò con la vita un impegno, forse primariamente rivolto a suggerire una via d’uscita da un quadro di conflittualità a rischio immediato di degenerazione.

L’allora segretario generale della CISL Carniti, sulle colonne di Conquiste del Lavoro, per il ventennale della morte lo ricordò così:

“…In ogni caso, resta il fatto che Tarantelli è stato indiscutibilmente un personaggio emblematico. Lo è stato per la sua spiccata personalità; per la sua posizione scientifica; per le sue radici culturali, per la sua carica umana; per il suo apporto alle teorie ed alle politiche del lavoro. Disponeva di solide basi teoriche dell’economia e di padronanza dell’econometria, acquisite prima sotto la guida di Federico Caffè e poi in America al MIT (Massachusset Institute of Tecnology), dove aveva lavorato a lungo con il premio Nobel Franco Modigliani.

Nasce da queste riflessioni la sua proposta di contrastare l’inflazione (che in quel periodo viaggiava sopra il 20 per cento) con la predeterminazione della scala mobile ed uno “scambio politico” finalizzato alla difesa del salario reale, allo sviluppo dell’occupazione, all’equità sociale. A partire da questa proposta prenderanno forma gli accordi tra Governo, Sindacati e Confindustria, del gennaio 1983 e poi del febbraio 1984. Le idee e le elaborazioni di Tarantelli non ha certo affievolito i motivi di rimpianto. In una situazione caratterizzata dal declino economico, dall’incertezza per il lavoro, dal disagio sociale, avvertiamo ancora più la privazione, che ci è stata efferatamente imposta, di un uomo che ha saputo indagare con passione e lucidità le cause di uno stato di cose insoddisfacente e cercato di individuarne i modi per sanarlo.

Sono passati ormai vent’anni, ma il vuoto lasciato è sempre dolorosamente aperto. Resta, innanzi tutto, aperto nella sua famiglia. Resta inoltre aperto nella Cisl, che ha irrimediabilmente perso un intellettuale capace ed influente, ma soprattutto un uomo straordinario. Resta infine aperto anche in tutto il movimento sindacale, divenuto consapevole (purtroppo tardivamente, per una parte almeno) di essere stato privato di un economista del lavoro tra i più acuti e preparati. In questi vent’anni la morte ha privato il sindacato anche di altri intellettuali di valore. Penso tra gli altri a Caffè, a Vicarelli, a D’Antona, a Biagi, che con Tarantelli hanno sostanzialmente condiviso il rifiuto degli steccati accademici. Hanno saputo dare rilievo ai problemi del lavoro. Hanno offerto un supporto all’azione sindacale ed il loro sostegno ai lavoratori. Hanno contribuito alla ricerca di appropriate soluzioni istituzionali.”

La cisl ricorda Ezio Tarantelli

27 marzo 2009

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